venerdì 9 dicembre 2011

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SU AGRODOLCE

RIPORTO PARI PARI L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE CHE GIUSEPPE LUMIA HA PUBBLICATO SUL SUO SITO.

LUMIA – Al Ministro dell’Informazione e Comunicazione. –


Premesso che:


la sospensione della produzione della fiction Agrodolce si staglia su uno scenario torbido costituito da giochi di potere, speculazioni finanziarie, nepotismi e contatti con ambienti mafiosi. La soap che doveva fare da trampolino di lancio per la nascita in Sicilia, a Termini Imerese, di un polo cinematografico all’avanguardia per la produzione di serie, film e programmi televisivi rischia di trasformarsi nell’ennesimo fallimento imprenditoriale. A farne le spese le speranze di sviluppo di un territorio che sta conoscendo il dramma della chiusura dello stabilimento Fiat e le aspettative delle centinaia di persone che avevano già cominciato a lavorare, con buoni risultati, alla produzione della prima serie;


nonostante alcune critiche, la trasmissione ha riscosso buoni indici di ascolto. Sarebbe, pertanto, un errore sciupare un patrimonio di professionalità già rodato e l’opportunità di creare un distretto audiovisivo;


tutto ha inizio nel 2005 quando il direttore di Rai Educational, Giovanni Minoli, il direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, e la Regione Siciliana decidono di dare vita a questa “impresa”. L’idea prende spunto dall’esperienza della fiction Un posto al sole, realizzata a Napoli, che da 15 anni miete successi di pubblico su Rai 3 e dà lavoro, se si considera l’indotto, a circa 1500 persone;


in poco tempo viene predisposto il progetto che la Rai aggiudica alla società Einstein Multimedia di Luca Josi. 25 milioni di euro vengono individuati per la produzione della prima serie, 12.7 dei quali messi dalla Regione Siciliana a valere sul Fondo per le aree sottoutilizzate e 12.3 dalla Rai. A questi se ne dovranno aggiungere altri 42, di cui il 50% sempre a carico della Regione, per la realizzazione delle serie successive. Un progetto finanziato con risorse pubbliche e con una prospettiva di lungo termine che tuttavia non sono bastate a sostenere gli ingenti costi di produzione. Basti pensare che le spese per la realizzazione di una puntata diAgrodolce sono di 100 mila euro, circa il doppio di quanto costa un episodio di Un posto al sole;


ha inizio così una controversia tra Minoli e Josi che porta quest’ultimo a presentare un esposto alla magistratura i cui aspetti più salienti sono stati svelati da un’inchiesta giornalistica di Peter Gomez e David Perluigi, pubblicata su il Fatto Quotidiano il 03 dicembre 2011. Secondo Josi, infatti, Minoli avrebbe preteso l’utilizzo di strumenti e tecniche che una fiction non potrebbe permettersi dal punto di vista finanziario. Da qui le difficoltà economiche in cui si sarebbe venuta a trovare la Einstein. Come pure – sempre secondo Josi – vanno considerate le pressioni di Minoli per far entrare un nuovo socio nella Einstein Multimedia e le richieste della moglie di Minoli a Josi di nominare il marito, in pensione dalla Rai, presidente della Einstein. Josi non nominò Minoli presidente, ma acconsentì all’entrata di un nuovo socio Ruggero Miti, i cui figli Carlotta e Matteo lavorano nella fiction rispettivamente come attrice e regista. Inoltre, si legge nell’inchiesta de il Fatto Quotidiano che la Rai avrebbe chiesto un rimborso per la ristrutturazione degli studios che Josi sostiene di aver realizzato a sue spese. Un rimborso che comunque l’assessore regionale al Turismo, Daniele Tranchida, del nuovo esecutivo regionale, succeduto al governo Cuffaro, ha sospeso in mancanza della rendicontazione;


di sicuro l’affare Agrodolce vede sin da subito l’affacciarsi di circostanze e personaggi in odore di mafia.
La prima circostanza riguarda l’individuazione di una location dove si sarebbero dovute girare alcune scene. Si tratta del Castello di Trabia, punto di ritrovo in passato di boss mafiosi e di proprietà del principe Vanni Calvello, anch’egli legato alla mafia. Io stesso allora, come riporta correttamente il quotidiano il Fatto, venuto a conoscenza di questa eventualità avvisai i vertici della produzione di una decisione che sarebbe stata inopportuna e disastrosa. Il Castello non fu scelto, ma Josi sarebbe stato indotto a pagare una somma di 100 mila euro a Calvello per dei lavori già iniziati vicino al maniero.
La seconda circostanza riguarda la presenza tra i set del marchio di un’azienda vinicola poi sequestrata al boss Salvatore Lo Piccolo;


Josi lamenta anche una telefonata lasciata da Miti nella sua segreteria telefonica e riportata nell’inchiesta de il Fatto Quotidiano: «Caro Luca, volevo dirti che sono due o tre giorni che mi chiama un certo Castagna, che è un personaggio locale di qui, di dubbia provenienza, che comunque pare non faccia molte, come dire … non faccia molte … problemi insomma. Pare che sia tranquillizzante la cosa. Non lo è per le sue tradizioni e per le sue origini, però … non lo so … io comunque ti ho avvertito e devo dirti che gli ho detto che sono della Rai e che non mi occupo di queste cose e che quindi … di parlare con la produzione. Ho dato il numero della Einstein»,


si chiede di sapere:


se il ministro in indirizzo intenda chiedere agli organi di controllo e garanzia della Rai, fermo restando l’operato della magistratura, un’ispezione al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda dai molti lati oscuri e accertare eventuali illegalità;


se ritenga intervenire affinchè la vertenza Agrodolce possa finalmente trovare soluzione e le maestranze possano tornare a lavorare per la realizzazione delle serie successive;


se intenda seguire la vicenda tra la Rai, la Einstein e la Regione Siciliana, oggi pronta a impostare su basi nuove il rapporto, affinchè si possa trovare un accordo che garantisca l’efficienza e l’efficacia produttiva per evitare venga sprecata quest’importante occasione di sviluppo per la Sicilia e per il Paese.

QUANDO QUESTE SOCIETA' SISTEMERANNO I LORO PASTICCI, CHE QUALCUNO SI RICORDI DEGLI ONESTI LAVORATI CHE SEMPRE CI RIMETTONO COME CARNE DA CANNONE!

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